La qualità della vita in montagna

Da qualsiasi prospettiva la si guardi, la città rappresenta ormai la quintessenza della modernità; è, in breve, l’esempio massimo di efficienza nella coesistenza.

La città offre di tutto e di più senza soluzione di continuità. E non potrebbe essere altrimenti: per vivere bene occorre che le condizioni sociali risultanti dalle strutture economiche e culturali siano favorevoli ai cittadini. Sfere quali il lavoro, la famiglia e le relazioni affettive devono quindi orbitare armoniosamente nel sistema città.

E quando anziché un suono melodioso si avverte uno stridore, qualcosa non torna; l’altra faccia della luna sembra rendersi sempre più evidente e spinge a prendere in esame i tratti che più caratterizzano la propria vita: capita allora che la città abbia fatto il suo tempo e che si decida di lasciarsela alle spalle.

Fondati i motivi e ragionata la scelta. E la montagna tra le alternative.

Non che sia facile; chi si appresta a trasferirsi in montagna è consapevole che ogni suo movimento si collocherà in uno scenario ben diverso dal contesto della vecchia cornice cittadina. La spallata che avrà spalancato la porta a un siffatto cambiamento l’avrà data la certezza che complessivamente a guadagnarne sarà la qualità della vita.

Collocazione geografica: montagna è sinonimo di altitudine, e i metri sul livello del mare contano, eccome, nel susseguirsi delle stagioni, e soprattutto al giungere dell’inverno. E tanto più si sale, quanto più bisogna tenere conto di ciò da cui ci si allontana: se il centro urbano più vicino con tutti i suoi servizi dista chilometri e chilometri di strade asfaltate e non, la fiducia nelle prestazioni del proprio veicolo – meglio se un fuoristrada capace di affrontare ogni tipo di fondo – non deve mancare.

Sbrigate le faccende, si riprende così la via di casa senza l’incubo di una guida sconnessa di curva in curva; la tanto agognata tranquillità non può che sostanziare infatti il rapporto che intercorre tra la propria abitazione e gli altri punti cui si fa riferimento per le esigenze di ogni giorno.

Gli spostamenti, si viva da soli o in famiglia, e a prescindere dal loro ordine – si tratti quindi di lavoro, di scuola per i figli, di svago e, non ultimo, di urgenze varie ed eventuali – devono essere fluidi: la montagna è una scelta di vita, e vi si deve respirare a pieni polmoni.

E col cuore in pace, sin dalle mura domestiche, magari restaurate anche di proprio pugno dopo un acquisto conveniente al termine di un’accurata selezione: qualità e ricercatezza sono a volte gli effetti di un sincero investimento emotivo. In montagna, si sa, l’aria alleggerisce lo spirito, schiarisce le idee.

Non c’è inquinamento. I bambini, per esempio, tra sentieri, prati e pascoli avranno sì modo di scorrazzare liberi; ma a fianco dei propri genitori cresceranno sani e robusti anche nell’animo: di buona lena, un’escursione, sia pure non troppo impegnativa, sa insegnare che la meta comporta fatica, e che nel percorso, per quanto incantato possa essere il paesaggio, il rispetto per sé e per l’altro da sé – un viandante, un fiore, una lepre – deve essere il sentimento fondamentale.

Perché montagna è gioia e disciplina; piacere della scoperta, serietà e senso di appartenenza.

Nelle piccole comunità montane pubblico e privato si confondono in splendida forma; ci si sostiene vicendevolmente, unica grande famiglia, e con gli anni le amicizie mettono radici profonde, quasi fossero quegli alberi secolari all’ombra dei quali, seduti a una tavola imbandita con i prodotti della stessa montagna – latte, miele, verdure, legumi e simili, quanto di più naturale la terra offra, senza il carico economico della spesa – si mangia e si beve, festeggiando una ricorrenza o più semplicemente per il puro piacere della condivisione comunitaria.

E dopo il dì di festa, la quotidianità feriale; ma senza affanni: la montagna è del resto un sanatorio, suggerisce Thomas Mann; e in città, «laggiù al piano», qualora lo si voglia si può sempre tornare. In vacanza, probabilmente.

Foto: pxhere.com

Di: Antonio Scerbo